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Il luppolo: cos’è e come si struttura la raccolta

Il luppolo: cos’è e come si struttura la raccolta

Il luppolo: l’aroma per eccellenza

Il luppolo rappresenta l’aroma principale della birra, in quanto dona alla stessa il tipico sapore amarognolo tanto apprezzato dagli amanti di questa intramontabile bevanda.

Nello specifico, esso rappresenta una pianta a fiore derivante dalla famiglia delle Cannabaceae, con una radice dalla quale nascono, tramite ramificazione, dei fusti rampicanti in grado di raggiungere un’altezza di circa 7 metri.

Si tratta di una pianta che privilegia ambienti freschi, con terreni fertili e ben lavorati. La coltivazione del luppolo ha trovato la sua nascita a partire dall’800 d.c. in Germania e, solo successivamente, è stata introdotta nella penisola italiana, approssimativamente mille anni più tardi.

In natura esiste anche una varietà di pianta di luppolo selvatica, diffusa principalmente nell’Italia settentrionale. Questa variante si differenzia dalle altre per il fatto che predilige ambienti umidi come, ad esempio, le rive di corsi d’acqua, ambienti boschivi o siepi. Inoltre, è in grado di crescere sia in pianura che in montagna, fino a 1.200 metri di altitudine.

La piantagione e la coltivazione del luppolo

Come accennato precedentemente, il luppolo ha la capacità di espandersi in ramificazioni partendo dalla sua radice. Questa parte della pianta ha dimensioni notevoli ed è chiamata rizoma: è da qui che prendono vita tutti gli altissimi fusti rampicanti.

Si può dunque dire che, a fronte del desiderio d’intraprendere una nuova esperienza di coltivazione del luppolo, la prima cosa da fare è quella di procurarsi i rizomi e, solo successivamente, si potrà cominciare a preparare il terreno.

Dopodiché, si andranno ad interrare i rizomi all’interno di collinette di terra, ad una profondità di circa 10 centimetri.

La raccolta del luppolo: le fasi

Generalmente la raccolta dei luppoli è prevista da giugno al mese di settembre-ottobre, ma il tutto varia a seconda della posizione geografica ed alla varietà di luppolo stessa. In linea generale, per capire al meglio quando i coni sono al punto giusto per essere colti, basta osservarli attentamente da vicino: sulla base dei fiori, vicino al picciolo, le ghiandole resinose devono apparire ben visibili e di un colore dorato-scuro. Inoltre, la resina deve rimanere attaccata alle dita e, al tatto, i coni devono avere una consistenza cartacea e risultare quasi asciutti.

Per raccogliere i coni è preferibile tagliare tutta la pianta di luppolo e staccare uno ad uno i coni comodamente seduti ad un tavolo. Bisogna prestare particolare attenzione a coprire bene il corpo durante la raccolta, poiché questa pianta potrebbe provocare spiacevoli eruzioni cutanee ed irritazioni.

I coni staccati vengono poi riposti in una cesta o in un grande sacco e devono essere selezionati con cura: non devono essere raccolti i luppoli ingialliti, né quelli che presentano imperfezioni o colonizzazioni di parassiti.

Fase di essiccazione del luppolo

Una volta raccolto, si passa alla fase di essiccazione naturale: il luppolo viene steso al di sopra di una superficie piana rigida, la quale verrà poi posizionata in un luogo caldo e secco, al riparo dal sole diretto, da insetti e da correnti d’aria.

Prima della conservazione, dunque, occorre procedere all’essiccazione che comporterà una riduzione di peso pari a circa l’80% del totale.

La giusta conservazione per una resa ottimale

L’ultima fase è rappresentata dalla conservazione: il luppolo è estremamente sensibile al calore, alla luce, all’umidità ed al contatto con l’ossigeno. Per tale ragione, al fine di prevenirne il degrado, è bene conservarlo in freezer, all’interno di sacchetti sottovuoto.

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